Ultima modifica: 16 dicembre 2015

Storia della Scuola G. Cagliero negli anni ’30

a cura di Piero Tucci, maestro della Scuola primaria G. Cagliero*

Attraverso un esame attento fatto su campioni di registri depositati negli archivi della scuola Cagliero, risulta che una scuola elementare esisteva in questa zona dall’anno scolastico 1933-34. Le aule scolastiche erano ripartite fra vari edifici, ancora oggi esistenti, situati in via Appia Nuova all’altezza dell’incrocio con via di Vigna Fabbri. Il gruppo più consistente di aule si trovava nel cosiddetto villino Berardi, una palazzina di tre piani situata in via di Vigna Fabbri n. 4. Dalla consultazione dei registri la direzione didattica risulta essere in via Appia Nuova n. 187 di fronte alla chiesa di Ognissanti, consacrata nel 1920, vicino al grande magazzino Oviesse – Standa, il numero civico risulta corrispondere oggi ad un piccolo negozio di borse in pelle. Il palazzo in questione – per lo stile architettonico – risulta essere stato costruito dopo la seconda guerra mondiale (presumibilmente negli anni Sessanta), quindi anche la direzione didattica doveva essere ospitata in una sede provvisoria.
Dalla consultazione delle carte topografiche del quartiere presenti nella biblioteca comunale Appia risulta che la zona intorno alla chiesa di Ognissanti era largamente costruita, mentre quella introno al Villino Berardi era tutta in costruzione: ci riferiamo al grande quadrilatero compreso tra l’Appia, la Tuscolana, via delle Cave e la linea ferroviaria per Civitavecchia.
Negli anni che vanno dai primi registri presenti nell’archivio: 1933-34, all’inaugurazione del nuovo edificio scolastico intitolato a Giovanni Cagliero: 1936-37, sono stati visionati un campione di 22 registri. Da questi risulta che le classi erano formate in media da 40 alunni, ma ve ne sono anche di 49, 51, ed una di 54. Di questi ogni anno vi erano in media 10 alunni non promossi, 4 rimandati e 10 abbandonavano gli studi. Il risultato di questo andamento scolastico era che le classi erano formate da un buon numero di ripetenti che avevo anche due tre anni in più rispetto all’età di iscrizione alla classe.
Il registro risulta così formato:
• La prima pagina o frontespizio contiene le notizie statistiche.
• Le pagine da 2 a 5 contengono l’elenco degli alunni, i dati anagrafici, il domicilio, il nome dei genitori, la condizione delle famiglie (in molti casi sono specificati i lavori dei padri, alcuni mestieri sono scomparsi), l’inscrizione all’ONB (ordine nazionale balilla), l’iscrizione al Patronato, alla mutualità scolastica, alla società Dante Alighieri.
• Le pagine da 6 a 9 contengono il programma didattico annuale dell’insegnante diviso per materie.
• Le pagine da 10 a 15 contengono la descrizione e le osservazioni allo svolgimento del programma didattico per ogni mese.
• Da pagina 16 il registro contiene 34 pagine per le “qualifiche degli alunni”, il registro vero e proprio con i voti nelle singole materie.
• Seguono 8 pagine di “Cronaca ed osservazioni dell’insegnante sulla vita della scuola”, questa è la parte più interessante del registro, la più originale, che ci restituisce il “clima” di quegli anni e la particolare situazione di questa parte di Roma.
• Ancora 8 pagine per gli scrutini o gli esami.
• Si finisce con una pagina di “Relazione finale deirinsegnante”, anch’essa molto importante perché spontanea e molto originale.
Nel registro dell’insegnante C. A., di una classe V maschile, dell’anno 1933-34, risultano interessanti prove d’esame. Il tema fu: “Perché amo il Duce”, chiaro riferimento all’uso strumentale che il regime fascista faceva della scuola. La prova scritta di calligrafia, una sorta di dettato era una citazione di Benito Mussolini: “Il fante andò all’assalto armato soltanto del suo indomito coraggio e vinse per sé e per tutti. Incidete nei vostri cuori il fiero motto scritto da un Fante sui ruderi di una casa sulla destra del Piave: Meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora”.
Il registro dell’insegnante L. A., di una classe IV femminile, dell’anno 1934-35, riferisce nella relazione finale, la condizione di povertà delle famiglie, e fornisce una notizia sorprendente: in quella difficile situazione economico sociale, la maestra era riuscita ad effettuare una gita allo zoo e portava regolarmente gli alunni a villa Lazzaroni, allora privata, per fare esercizi ginnici. “Le alunne appartengono quasi tutte a famiglie di disagiate condizioni. Infatti ben 14 sono state provvedute di libri e quaderni ed assistite dal Patronato scolastico. Sono però buone e pulite e sin dal primo giorno mi si sono dimostrate affezionate… Tutte le varie manifestazioni patriottiche e fasciste hanno avuto la loro eco fra le pareti dell’aula. Gli esercizi di educazione fisica obbligatori per l’anno XIII dell’E. F. sono stati eseguiti nella villa Lazzaroni, concessa gentilmente dalle suore in mancanza di palestra. Durante l’anno le alunne assistettero a varie produzioni educative cinematografiche e furono da me condotte al Giardino Zoologico in gita istruttiva e divertente. Il canto fu impartito, almeno una volta settimana, da un’insegnante di pianoforte. I vari inni patriottici e fascisti hanno echeggiato fra le pareti scolastiche in ogni cerimonia e manifestazione di carattere nazionale”.
Il registro dell’insegnante B. C., di una classe III femminile, dell’anno 1934-35, riporta un interessante problema come prova di esame: “Si sperso £ 583,40 per acquistare 18 camicie confezionate. Quanto costa ogni camicia? Se le camicie vennero rivendute a £ 33,50 Luna quale fu il ricavato?” Considerando che una giornata lavorativa di un operaio era pagata £ 10, si capisce che comprare una camicia era una spesa non indifferente. In questo caso il registro fornisce notizie di carattere economico e ci indica quale può essere il tenore di vita della popolazione.
Il registro dell’insegnante C. A., di una classe II femminile, dell’anno scolastico 1934-35, nella relazione finale mostra grande attenzione all’igiene. “Cercai in tutti i modi di migliorare l’igiene delle mie alunne e di abituarle all’ordine così piacevole a vedere. Aiutai le più povere a comperarsi il grembiule, i nastri e l’occorrente in modo da non essere umiliate di fronte alle altre; così formai una classe graziosa e ordinata…In generale sono abbastanza soddisfatta guardando la mia classe quasi non la riconosco: ora sono pulite, ordinate, sveglie e pronte a rispondere, sanno con prontezza fare le operazioni entro il mille, sanno dire pensierini graziosi su piccoli fatti, su persone da loro conosciute, fanno il dettato quasi tutte senza errori, recitano e cantano con grazia, leggono correntemente e anche con espressione”.
Il registro dell’insegnante M. G., di una classe I femminile, dell’anno scolastico 1934-35, nella relazione finale fornisce una descrizione impietosa delle difficoltà economiche delle famiglie: “La classe anche all’occhio dell’incompetente appariva scadente su tutti i riguardi molte grandi più di dieci anni, ed altre piccole di appena sei anni, incapaci a dire anche il proprio nome, vestite miseramente, sudice quasi tutte. Ho cercato, nel miglior modo di coltivare in loro l’ordine e la pulizia facendo capire che la pulizia è salute e sono riuscita a migliorarle un po’. Non c’è da dubitare, l’elemento della mia classe è misero, e 3 orfane, e col padre disoccupato o invalido e di altre i genitori per esigenza di lavoro poco si curano delle proprie figlie. Infatti di molte bambine non conosco parenti, perché mai nessuno è venuto a domandare di loro”.
Una giovane maestra P. G., nata nel 1910, quindi ventiquattrenne, nella relazione finale rivolge una bella frase di affetto alle sue alunne, segno evidente di quel rapporto umano che si stabilisce tra l’insegnante e i suoi alunni. “Il risultato del quale sono soddisfatta è stato quello di aver benevolmente influito sul cuore di queste piccine, dalle quali sono riuscita a farmi amare e delle quali ho conquistato la confidenza per mezzo della quale ho potuto consigliare loro e le mamme in tutto quel poco che la mia breve esperienza mi permetteva”.
La maestra N. M. ci offre una precisa e triste descrizione del villino Berardi. “Oggi, 10 ottobre, mi è stata affidata una terza femminile di quarantatre alunne. Elemento eterogeneo – bimbe dagli otto ai dodici anni, ripetenti e nuove della classe; molte provenienti da diverse scuole di Roma, qualcuna dalle scuole di campagna e tutte di povera gente che non tutti i giorni trova lavoro. Siamo alla periferia della città. L’impressione della scuola è sconfortante: – Villino Berardi -ecco la denominazione. E’ un fabbrico con aule non tutte bene esposte. Manca il riscaldamento, manca l’impianto elettrico, e quel che più conta, ogni sussidio didattico. La mia aula è una delle più piccole: c’è una finestra sola, tredici banchi. Tra una fila di banchi e l’altra quasi non si puoi passare. Le bimbe sono sistemate tre per banco. Qualcuna rimane in piedi. Sono a Roma nelle scuole della Capitale! Quanto sconforto! Eppure vengo da una scuola rurale; una scoletta a ridosso dell’Appennino Abruzzese, solitaria e ridente, baciata dal sole, tanto lontana dalla vita e tanto piena di vita”.
Terminiamo questa prima fase di analisi sui registri scolastici con quello del maestro A. A., di una classe IV maschile, dell’anno 1935-37. In esso troviamo conferma dell’inaugurazione del nuovo edificio scolastico intitolato a Giovanni Cagliero e dei preparativi per quel giorno.
Dalla relazione finale dell’insegnante: “Le lezioni regolari ebbero inizio il giorno 8 ottobre 1936 in una delle aule del Villino Berardi. Il 30 ottobre, dopo la inaugurazione del nuovo edificio, le lezioni continuarono nella scuola G. Cagliero senza interruzione fino al 12 giugno 1937.
Nei nuovi locali, ampi e luminosi, si avvantaggiò la disciplina e il profitto della scolaresca, mentre il lavoro si svolgeva più tranquillo e sistematico… La maggioranza degli alunni, appartiene a famiglie di operai, oltre che dal patronato è stata assistita anche da qualche sacrificio economico del Maestro… Gli assistiti sono stati 25 su 43… ”. *
Dalla cronaca dell’insegnante, in data 16 ottobre 1936 scrive: “Per preparare gli alunni ai cori per l’inaugurazione del Nuovo Edifizio scolastico abbiamo preso accordi con la Signorina di Canto. Ho preso subito a provare quello che gli alunni ricordano, dettando gl’inni con completamente conosciuti”. In data 24 ottobre: “Nell’ultima mezz’ora di lezione, sia in classe che all’aperto sto esercitando gli alunni nell’esecuzione di cori: – Giovinezza -Balilla – Inno a Roma – L’Inno del Piave”. In data 27 ottobre: “Ieri, nel cortile della nuova scuola, ed oggi alla Villa Lazzaroni si sono fatte le prove per gl’inni e la recitazione da eseguire domani all’inaugurazione dell’edifizio nuovo”. In data 30 ottobre: “Abbiamo preso possesso della nuova scuola: Mi è stata assegnata l’aula n. 49 con 21 banchi a due posti. Aula spaziosa e piena di aria e di luce! Il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, è stato solennizzato con l’inaugurazione della nuova opera. E’ toccato anche a noi la fortuna di assistere alla inaugurazione della Nostra Scuola Giovanni Cagliero. Vi ho accompagnato gli alunni inquadrati nei Balilla. La cerimonia si è svolta con austero rito fascista alla presenza delle autorità scolastiche, politiche e religiose. E l’Uomo insonne continua con lena giovanile, la sua immane opera senza riposo, senza stanchezza! E che Iddio lo protegga per il bene e la grandezza dell’Italia Imperiale”.
Abbiamo avuto la fortuna di contattare due ex alunne presenti all’inaugurazione della scuola, sono M. C. e R.T., entrambe hanno ricordi precisi di quegli anni ed hanno rilasciato una interessante intervista. L’ex alunna F. S. ricorda riunioni nel cortile della scuola per ascoltare i discorsi del Duce. L’ex alunna A. .M. B., ricorda che l’inaugurazione del busto di Cagliero, ancora presente nell’atrio della scuola, avvenne alcuni anni dopo l’inaugurazione, tra il 1942 e il ‘47.