Ultima modifica: 30 agosto 2015

La scuola nel dopoguerra

a cura di Piero Tucci, maestro della Scuola primaria G. Cagliero*

Gli anni Cinquanta e Sessanta

Negli anni Cinquanta e Sessanta, in seguito all’edificazione intensiva del quartiere, la scuola Cagliero è una delle più grandi d’Italia per numero di alunni e conseguentemente di insegnanti. Negli anni subito dopo la guerra viene costruito il terzo piano dell’edificio (interviste a V.P.B. e A.D. S.).
I maschi entravano da un portoncino sito in via Tuscolana ed occupavano quel lato della scuola. Le femmine entravano dall’entrata principale e occupavano il lato Cave. C’era molto ordine, le scale si dovevano salire in fila per uno, lungo il muro, spesso era presente il direttore che sorvegliava la situazione (interviste ad A. D. S., P. F.). Un’ex alunna ricorda che alla fine degli anni Cinquanta la prima rampa di scale era già consumata in corrispondenza della linea percorsa dalle classi in uscita messi in fila per due (intervista a E. B., anche M. I.). Un’altra ricorda che negli anni 1954-60 esisteva un servizio di vigilanza all’uscita fatto da gruppi di alunni stessi (intervista a A. P.).
Nell’atrio della scuola c’erano – nell’immediato dopoguerra – due grandi manifesti che illustravano i tipi di bombe che si potevano trovare, l’ordine era di non toccarle per evitare gli incidenti che spesso accadevano in quegli anni in tutta Italia ed anche nel nostro quartiere (intervista ad A. D. S. e A. P.).
Per alcuni mesi gli alunni, entrando a scuola, dovevano passare dall’ambulatorio dove veniva distribuito l’olio di fegato di merluzzo in un cucchiaino che i bambini portavano da casa insieme ad uno spicchio di limone (intervista a D. S.).
II 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, tutta la scolaresca era condotta a messa in orario scolastico.
Nelle aule i banchi erano di legno, neri, con i sedili fissi, il piano per scrivere era inclinato; la cattedra era posta su una pedana e al di sopra un altoparlante diffondeva la voce del direttore per le comunicazioni più importanti. Poiché si usava la penna con il pennino, la scuola avrebbe dovuto provvedere a far riempire spesso i calamai inseriti nei banchi, ma non sempre questo avveniva, quindi erano gli stessi alunni a portare un calamaio da casa. Alle finestre c’erano tende marroni di stoffa a salire, le finestre erano in legno, le porte delle aule in legno erano alte fino al soffitto (da interviste a D. S. e R.). Tra il 1965 e il 1970 avvenne il cambio dei banchi molto simili a quelli attuali (intervista a E. V. ).
Le bambine avevano il grembiule bianco e il fiocco blu, i maschi il grembiule blu e il fiocco bianco, tutti sul braccio sinistro avevano ricamata la classe che frequentavano scritta a numeri romani. Alcune maestre indossavano un grembiule nero (intervista a A. P.).
Sono molti gli alunni di quegli anni che ricordano le bacchettate sulle mani (interviste a C.G., G. D.A.; M. I. ricorda che il maestro aveva il permesso esplicito della madre). Tanti altri ricordano i rimproveri ricevuti per voler scrivere con la sinistra, in tutti i casi veniva imposto di scrivere con la destra (intervista a L. F., L. C., l’ex alunno F. G. ricorda che la maestra lo ha costretto a scrivere con la destra ma fa tutto il resto con la sinistra).
Negli anni Sessanta venne costruito un teatro in legno nel piano seminterrato sul lato Cave, il palco era arricchito da scene dipinte dalla maestra D.E., i posti a sedere per il pubblico erano in ordine crescente verso la fine della sala (intervista a R. R., A. D. S., molti ex alunni ricordano le recite fatte nel teatro, fra i tanti: L. F., G. M.).
Sempre al piano seminterrato, nel corridoio di collegamento tra i due bracci, c’era un forno per la ceramica. Mentre sul lato Cave c’era il refettorio e la cucina perché nella scuola funzionava il doposcuola per le famiglie che volevano lasciare a mensa i figli. In questo caso le maestre erano fomite dal Patronato Scolastico, un ente di assistenza che aveva sede in via Ippolito Nievo a Trastevere, dal 1976 le sue funzioni sono state assorbite dal Comune di Roma (intervista a R. R.).
Fra le attività delle classi gli ex alunni ricordano gite, o forse meglio, visite guidate alle Tombe della Via Latina, alla Caffarella, alle catacombe di San Callisto, a villa Lazzaroni -c’erano le suore- semplicemente per giocare (intervista a M. M., L. F.). In occasione del disastro del Vajont (il 9 ottobre 1963 si verificò un disastroso straripamento del lago artificiale formato dalla diga del Vajont che sbarrava le acque del torrente omonimo sommergendo il paese di Longarone) la scuola promosse una raccolta di viveri, medicinali e coperte per i sopravvissuti (ricordi di T. F.).
La direzione didattica era al primo piano sopra l’entrata principale e tenuta in ordine dalla mitica bidella Letizia che usava la cera per lucidare i pavimenti ed era abbellita con piante ornamentali e addirittura da una grande gabbia per uccellini (intervista ad A. D. S.).
Erano anni di boom demografico, nascevano tanti bambini, nelle case del quartiere c’era il fenomeno della coabitazione, cioè due famiglie vivevano nello stesso appartamento per ragioni di ristrettezze economiche. Le aule non bastavano per accogliere tutte le classi, ancora nel 1971 nella nostra scuola c’erano 112 sezioni, si facevano i doppi turni, una metà delle classi frequentava la mattina, l’altra il pomeriggio. Ogni mese il turno si invertiva. Negli anni Sessanta c’erano addirittura due direzioni didattiche, una per la mattina l’altra per il pomeriggio, si trovavano al primo piano dove ci sono le vetrate. La scuola aveva due vigilatoci e un’assistente sociale: C. L. che rimase in servizio fino al 1978/79 (intervista a R. R.).
Una ex alunna ricorda che nel 1965 volevano trasferire parte delle classi alla nuova scuola Ada Negri di via Latina, la protesta dei genitori bloccò il trasferimento (intervista a M. L. P.).

Gli anni Settanta

Dal 1970 tutte le classi sono miste (intervista a L. S.). Nel 1973 una legge ha dato la possibilità ai genitori di partecipare alla vita della scuola, da allora anche alla Cagliero i genitori partecipano alle riunioni degli Organi Collegiali. Dal 1977 la legge 517 abolisce le scuole riservate agli alunni con handicap e questi vengono inseriti nelle scuole comuni, anche in questo campo la scuola Cagliero è stata in prima fila anche grazie al fatto di avere lo scivolo per le carrozzelle tra le prime scuole del territorio (intervista G. T. ricorda le prime esperienze di inserimento di alunni diversamente abili).
Anche per i nomadi presenti al Mandrione e a via dell’Arco di Travertino l’inserimento è stato sempre favorito tra le prime scuole di Roma. Prima ci furono classi speciali riservate ai nomadi, poi ci fu l’inserimento vero e proprio. Negli anni Settanta c’era una maestra per i nomadi, si chiamava B. C., andava al campo nomadi e faceva opera di mediazione . La Cagliero e la scuola Don Bosco di Monte Sacro sono state le prime a favorire l’inserimento dei nomadi ed erano le uniche ad avere dei posti di insegnamento dal provveditorato per i nomadi (intervista a R. R.). L’ex alunna M. H. parla di “una classe di recupero per alunni rom”, frequentata da lei stessa.
Molti ex alunni intervistati in occasione del 70° della Cagliero dicono di avere un ricordo molto vivo dei bambini del Mandrione e dall’Arco di Travertino, provenivano da famiglie molto povere che abitavano in pavere case, spesso vere e proprie baracche. Nei ricordi degli ex alunni c’è molta comprensione nei loro confronti, P. Q. dice: “Erano loro gli extracomunitari di oggi”.
Molti alunni ricordano gli spettacoli di burattini (intervista a N. D. P.), i Giochi della Gioventù per l’atletica leggera (P. F. e C. S.), la proiezione di film (Marcellino pane e vino, nei ricordi di N. D. P.). L’ex alunno L. C. ricorda una gita annuale ai giardini della Banca d’Italia di fronte alla scuola.
Negli anni Settanta il direttore era Malatesta, il segretario era Pilaroscia.Gli anni Ottanta e Novanta
Dal 1978 fino al 2003 il dott. Antonio Galati è stato il direttore della Cagliero. Con lui la scuola ha conosciuto diverse novità, tra queste l’introduzione del tempo pieno. Sono classi che hanno un orario più lungo delle altre: dalle 8,30 alle 16,30, di conseguenza hanno due maestri, uno la mattina e l’altro di pomeriggio. Sempre durante al direzione di Galati, nel 1980, la scuola ha avuto le uscite con le scale di emergenza, nuove porte e finestre, lo scivolo per gli handicappati sulla sinistra dell’ingresso ed il pavimento è stato ricoperto da una sostanza plastica.
Nel 1985 la scuola elementare italiana ha nuovi programmi, in base a questi finì la presenza di un solo insegnante per classe e si ebbe l’introduzione dello studio della lingua inglese. Nella scuola l’ultima classe con un solo maestro è uscita nel 1993 (ins. Giusto Piazza). Dal 1997 la scuola Gianni Rodari di via Norcia è stata aggregata alla scuola Cagliero.

Gli ultimi anni

Nel 1998 una legge dello stato ha dato alle scuole autonomia finanziaria e didattica, da allora il direttore didattico si chiama dirigente scolastico. Dal 2003 la dirigente scolastica è la dott. Laura Cialè. Nella scuola ha sempre funzionato una scuola per adulti, cioè per quelle persone che sfortunatamente non hanno potuto frequentare la scuola elementare e conseguire la licenza. Negli anni del dopoguerra questa scuola si chiamava Scuola Popolare, oggi Centro Territoriale Permanente ed è attivo nella scuola.
Dall’anno scolastico 2012-13 la scuola Cagliero si è unita alla vicina scuola media Tibullo dando vita all’Istituto Comprensivo Largo Volumnia 11. Dallo stesso anno tutte le aule della scuola sono dotate della LIM (lavagna interattiva multimediale) grazie alla donazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, la vecchia lavagna di ardesia con il gesso è andata in pensione. Un computer è collegato ad una lavagna speciale di m3x2, si può scrivere sul computer, ma anche sulla lavagna con una penna speciale, il sistema è dotato di collegamento ad internet.
Per capire quale era il clima di relazioni personali che si stabiliva nella scuola per adulti è bella la testimonianza della maestra Maria Barberio Campagna oggi novantunenne che ha insegnato al Borghetto Latino, durante una ispezione del direttore didattico, un’alunna adulta dice: “Signor Direttore, io ero cieca e la maestra Maria mi ha ridato la vista!“. La scuola elementare oggi si chiama primaria, si è dotata negli ultimi anni di numerosi laboratori fra i quali spicca quello di informatica e quello di scienze, ha un’aula per le proiezioni video, si organizzano visite guidate e campi scuola, concerti di musica classica, rappresentazioni teatrali. Gruppi di insegnanti organizzano progetti con lo scopo di ampliare l’offerta formativa. Fra questi c’è il progetto “Un gioco per crescere: gli scacchi” nato negli anni Settanta ad opera di un giovane maestro Mario Albano che credeva fortemente nel valore formativo di questo gioco (Tra le testimonianze che lo ricordano quella di Luciana Colagrossi). Albano è morto, ancora giovane, in seguito ad un incidente stradale. Oggi, il più grande circolo di scacchi di Roma è intitolato alla sua memoria e molti insegnanti che lo hanno conosciuto lo ricordano con affetto.
Dal 1° settembre 2014 Piero Comandò è il nuovo dirigente scolastico. In questo stesso anno è iniziato l’utilizzo del registro elettronico.